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“"Claudio Magris, Istantanee, , La nave di Teseo 2016 (pp. 180, euro 18)

Episodi, di cui si è stati testimoni, o di cui si ha avuto notizia. Banali di per sé, ma in qualche modo apologhi del sentire diffuso di un’epoca. La nostra.

La commozione che una morte può suscitare si rivela “pappa del cuore”, labile e condizionata alle circostanze, sentimento programmaticamente limitato, come quello che anima il personaggio di cui si legge che ha lasciato la moglie dopo quasi 40 anni di matrimonio perché “vuole essere libero”, mettendo così a nudo la povertà di spirito di chi non ha saputo capire “il gioco, il rischio, l’intensità dell’esistenza condivisa”, il significato dell’“odissea del vivere dormire, invecchiare e soprattutto scoprire e amare il mondo insieme. D’altra parte, lo stare con è spesso l’autoingannevole parodia del matrimonio”, semplice convivenza, agli antipodi dell’ andare con, espressione di un “eros schietto e onesto, che non promette falsamente, né a sé né agli altri, durata”. Scelte di vita, modi di stare al mondo che si consumano nei riti sociali di cene che somigliano a sacre rappresentazioni nella loro ritualità che “mette in scena l’anonima insignificanza di tutti”, o di conferenze “in cui nessuno ascolta nessuno e dunque ognuno parla a nessuno”. Un po’ come succede quando si chiama uno degli innumerevoli “numeri verdi” cui veniamo di continuo indirizzati, e si scopre che “è uno sbarramento”: “anziché lasciar passare il malcapitato che cerca di informarsi come risolvere il suo problema, lo introduce a forza in un labirinto di strade che ritornano su se stesse (..) avvincendolo all’apparecchio come un naufrago aggrappato a un salvagente più pesante dell’acqua, che lo tira giù.” Il pacato disincanto che attraversa queste pagine non si fa mai rinuncia al giudizio, né indulge all’autoassoluzione di chi si chiama fuori, di chi si ritiene estraneo ai comportamenti che critica. Meschinità, debolezze, piccole e grandi ipocrisie sono parte del mondo. Il nostro. Un mondo che sembra avviato ad accorgersene sempre meno…

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Brescia, 15 gennaio 2017
Carlo Simoni
www.secondorizzonte.it