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stassi imm 3Fabio Stassi, Ogni coincidenza ha un’anima, Sellerio 2018 (pp. 282, euro 14)

Il protagonista del romanzo è la memoria, quella biografica, individuale, e quella letteraria, collettiva, perché, incerto e appassionato insieme del mestiere che si è inventato, il protagonista è un “biblioterapeuta”, lo stesso che abbiamo conosciuto in La lettrice scomparsa (Sellerio 2016, in questi Appunti il 24 luglio 2016 ).

E non si direbbe guarito dal “mal di letteratura che l’aveva colpito”: “La mia memoria è alluvionata da indici, frontespizi, quarte di copertina. (…) Ogni libro che leggo è un metro di terra che sottraggo alla realtà. Eppure continuo ad amare la letteratura di un amore sconsiderato, a ricevere i miei pazienti, a dare, per quel poco che conta, un ricovero passeggero ai loro dispiaceri, convinto che non ci sia gesto più umano che leggere (…). Ma le parole degli altri non possono salvare nessuno se non diventano tue.”

E se il paziente ha perso la memoria (il dottor Alzheimer aleggia anche in questo come su innumerevoli altro romanzi di questi anni)? Non resta che cercar di ricostruire dalle poche frasi sconnesse che ha scritto o dice, nella clinica dove si trova, il libro che le conteneva e nel quale avevano senso. Più del malato è allora la sua straordinaria biblioteca a guidare il biblioterapeuta detective e qui, esplicitamente richiamato dall’autore, è quella borgesiana di Babele ad esser chiamata in causa, perché il tempo della biblioteca è “l’eternità”: “La memoria degli uomini era fragile, ma quella della biblioteca perenne. (…) Quel luogo aveva l’età di tutti i libri che conteneva, dal più antico a quello che non era ancora stato scritto.”

Borges, Canetti, ma anche Kafka (alla rilettura della Metamorfosi sono dedicate alcune pagine che valgono l’intero libro) e tanti altri: le digressioni sono all’ordine del giorno, tanto da creare un senso di leggera vertigine di storie nella storia. È forse questa sensazione la musica che attraversa il romanzo: già, perché per giudicarne uno non si tratta di chiedersi di che cosa parla, di com’è costruito, secondo quale stile, ma di porsi solo una domanda, essenziale: “Come suona? Ecco: l’unico interrogativo ragionevole che un lettore dovrebbe porsi di fronte a quello che legge è chiedersi sempre come suona.”

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Brescia, 24 marzo 2019
Carlo Simoni
www.secondorizzonte.it