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160414.appuntamenti riquadro copertinabNell’ultimo romanzo di Roberto Andrea Lorenzi, Vittorina va alla guerra, i destini incrociati d'una resistente camuna e d'una badante ucraina attivano storie, bisogno di giustizia, portano tracce di epoche diverse e di eroismi del quotidiano. L’autore presenterà il libro giovedì 14 aprile alle 17.30 in libreria. A dialogare con lui, Nino Dolfo (Corriere della Sera) e Piera Maculotti (giornalista, critica letteraria).

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Il primo capitolo del libro

LA MORTE DI VITTORINA

Il cielo rasserenava, su per la Valgrigna. Al tumultuoso temporale, seguiva l’inondazione del sole di aprile, già caldo, al tramonto sulle cime ancora innevate, sui boschi fitti come foreste, a scoprire sentieri e mulattiere, erti prati a maggese, roccoli e minuscole baite, qualche tardo orto invernale. Uno sciame d’api si sollevò senza irrequietezza, ronzando verso l’incavo di un tronco, lasciando intravedere da lontano una sagoma allungata, chiara, solo un’appendice scura al suo apice.
La ritrovarono così, riversa, le braccia trattenute sul ventre, la lunga gonna sollevata, nel disordine di una caduta improvvisa. Prima i cani, ansimanti per la corsa in salita verso il roccolo, poi, dietro a loro, l’appuntato e i suoi carabinieri, chiamati non si sa da chi. Il volto, rotato a sinistra, sembrava ancora cercare l'aria che aveva sentito mancare d’improvviso. Tra la stentata capigliatura in disordine, dal brutale nero chimico delle tinte applicato in casa, la bocca, semiaperta, era però allentata e accennava a un sorriso, perduto tra le labbra vistosamente dipinte di rosso vermiglio. Il bastone da passeggio finito più lontano. Dietro, arrancavano gli altri, gente della costa che aveva lasciato bruscamente il lavoro appena erano comparsi i carabinieri. Dietro a tutti, anche lei ansimando su per la mulattiera. Maria, la badante, venuta dal paese a cercare Vittorina, che non aveva trovato in casa.
I due cani pastore, accovacciati ai lati del cadavere, come due assistenti a un rito solenne, il muso tra le zampe, uggiolando.
Maria indugia solo un istante accanto al cadavere. Poi si precipita all’interno della cascina e ne esce con una coperta dai molti colori. Copre la sagoma inerte, tra il sommesso chiacchiericcio della gente già arrivata o che continua ad accorrere, e non le bada. Rimane così per più di un’ora, finché un’ambulanza se la porta via con la vecchia partigiana. Così è morta Vittorina, fuori del paese fitto di case e persone, zeppo di passioni e rancori – avanzi di memorie crude –, privo di riconoscenza ed ammutolito fin dal tempo dell’aspro scontro civile durato tre inverni, dal ’43 al ’45.

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Roberto Andrea Lorenzi
Vittorina va alla guerra. Storie apocrife della Resistenza
Il Quadrifoglio 2016, 148 p., € 10,00

Roberto Andrea Lorenzi (Hautrage, Belgio 1949) ha lungamente insegnato Letteratura e Storia nella scuola superiore di Stato, occupandosi di formazione e cultura per i giovani. Parallelamente ha affrontato la ricerca storica, soprattutto di Valcamonica, con il fortunato libro Medioevo camuno (Micheletti, 1979). Nel 1980 ha aperto “Periferia”, rivista di storia, antropologia, cultura e dibattito (Micheletti, 1980-1984), che qualche anno dopo si è trasformata nell’Università Popolare all’insegna dell’educazione permanente degli adulti (1986). Prestato per un periodo alla politica provinciale, si è segnalato per le proposte di sviluppo compatibile.

Altre pubblicazioni di Roberto Andrea Lorenzi sono: Archivi della memoria. Storia orale di Montecchio in Valcamonica (1987), La Cucina di padre Gregorio. Microstorie di Vallecamonica (2008), Paideia/L'educazione. Autobiografia di un bambino felice (1949-1965) (2009), Il volo degli uccelli. Leonardo e il Rinascimento (2009), Una vita splendida. Il mondo di Emma Monti e Corrado Orafi (2010), Il viaggio di Carlo Magno in Valcamonica (2011). Rivolta. Quarto Stato e liberal-borghesi nella Valcamonica del XIX secolo: la rivolta di Darfo. Del 2015 è il romanzo Febbre d’agosto. Orselia e il suo demone. Dei numerosi saggi in libri collettivi si ricordano Tradizione, drammaturgia e sacro (1987), Sante, medichesse e streghe nell’arco alpino (1994), Quietisti e Pelagini nella Valcamonica del ’600 (2004), Famiglie consortili e comunità rurale in Terra bresciana (sec. XVI-XVIII) (2005), Le radici rituali e drammaturgiche della "Santa Crus" di Cerveno (2005), Riformatori bresciani del ’500. Indagini (2005), Inquisitori e streghe. Un terribile equivoco (2009).