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160512.appuntamenti riquadro copertinaNel dibattito sulla futura destinazione degli ex Magazzini generali di Brescia si delinea il rapporto che la città intende stabilire con il patrimonio architettonico testimone del suo passato produttivo. Giovedì 12 maggio, alle 17.30, l’associazione “Progetto BresciaNuova”, presenta in libreria la sua proposta per le casére. Intervengono Alberto Bortolotti (Associazione Progetto Brescianuova), Valerio Vitali (architetto, Legambiente), Luciano Lussignoli (architetto, urbanista). Coordina il dibattito Carlo Simoni.

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Le Casére degli ex Magazzini Generali, con la loro architettura severa e imponente, sono elemento caratterizzante di un brano di città disperso, frammentato, eterogeneo, vittima di quel processo di smaterializzazione che le città hanno subìto in seguito alla dismissione dei grandi insediamenti industriali, e per questo motivo bisognoso di una cura progettuale organica e lungimirante.
Si tratta di due giganteschi magazzini, costruiti nel 1932, in cui venivano stagionate centinaia di migliaia di forme di formaggio e sono da considerarsi veri e propri “monumenti al lavoro bresciano”, segni della cultura industriale bresciana meritevoli di essere recuperati dando loro il giusto valore storico non meno che architettonico.
L’impianto basilicale delle Casére, scandito dai pilastri in calcestruzzo, garantisce una grande flessibilità di usi e funzioni. La proposta dell’associazione consiste nel riconvertirle in un grande polo della cultura, in cui il cittadino possa ritrovare l’essenza del luogo unitamente alla storia di Brescia.
Al primo piano andrebbero collocate un’area ristoro e un’area museale affacciate sul corridoio centrale, mentre, al piano terra, in aggiunta a ulteriori spazi espositivi, sono previsti ambienti per la musica. Il corridoio centrale verrebbe utilizzato come sala per concerti, conferenze e tavole rotonde. Per quanto riguarda il piano interrato, in linea con l’idea ventilata dalla Soprintendenza di Brescia, potrebbe fungere come magazzino per il deposito di scenografie, sculture e opere di proprietà della Fondazione Brescia Musei.
Un altro punto focale del progetto è la piazza antistante le casére, dove troverebbero spazio due specchi d’acqua riflettenti i prospetti degli edifici. La piazza costituirebbe inoltre uno spazio in continuità con il complesso Don Bosco, creando, di fatto, un grande spazio unitario e identitario.
Nel complesso, il progetto intende dunque perseguire un duplice vantaggio: da un lato il recupero di un importante manufatto dell’archeologia industriale bresciana e, dall’altro, l’attribuzione di una funzione molto flessibile a questi spazi che diventerebbero il volano per il rilancio dell’intero quadrante sud-ovest. Il recupero delle Casére non solo restituirebbe alla città un pezzo della sua storia, ma rappresenterebbe anche il punto di partenza di una visione nuova per Brescia.

Il team che si è occupato del progetto delle Casére, e di tutto il quadrante sud-ovest della città, è composto da Alberto Bortolotti, Nicola Molinari, Gheorghij Rebustini e Jacopo Tassoni.

Per approfondire:
“Un appello per le casére” di Carlo Simoni, “Corriere della sera”, 18 ottobre 2014

“Salvare le casére”, di Carlo Simoni, “Corriere della sera”, 11 gennaio 2015

"Casére non solo museo" Brescia Corriere della sera 7 maggio 2016