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160516.appuntamenti riquadro copertina“Ogni viaggio ha una sua metrica di racconto che dipende dai luoghi e dal mezzo di trasporto. Una storia raccontata in bicicletta è diversa da quella del viaggio a piedi. La prima è un mordi e fuggi profondo mentre il viaggio a piedi è più introspettivo e complesso. Il viaggio in treno, invece, ha un ritmo sincopato segnato dalla visone laterale della vita. E tutto questo si rispecchia nella scrittura.” È così che vede il proprio lavoro lo scrittore e viaggiatore Paolo Rumiz, che lunedì 16 maggio alle 18 incontrerà in libreria il pubblico dei lettori bresciani. Con lui interloquirà Nino Dolfo (Corriere della Sera). L’incontro è organizzato in collaborazione con la Fondazione Micheletti.

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Autore di libri, giornalista per “La Repubblica” ma soprattutto viaggiatore, negli ultimi anni Paolo Rumiz è stato protagonista e narratore di numerosissimi viaggi “sostenibili”: a piedi o in bicicletta alla scoperta di percorsi inediti nella nostra Penisola e non solo che hanno trovato spazio in racconti, reportage e libri.

Paolo Rumiz e l'arte di scrivere con i piedi
di Fabio Lepre

Qual è il periodo migliore per mettersi in viaggio?
«I viaggi nascono quasi sempre nelle stagioni di mezzo. È l’equivalente di quanto accade con gli uccelli migratori. È un fatto biologico: anche se non hai le penne ti viene una certa inquietudine migratoria. È la nostalgia del nomade nascosto in noi. C’è qualcosa di antico che si sveglia quando fioriscono le acacie o gli ippocastani o quando l’estate finisce e in montagna cominciano i colori d’autunno».
Quali luoghi scegliere?
«La distanza non c’entra niente. Conta il desiderio che si accende per vie misteriose. Può nascere da una chiacchierata in una bettola con amici o da una visione, dalla lettura di un libro o da una frase sentita per caso e acchiappata al volo. Per esempio, ricordo che venti anni fa, un ingegnere mi riconobbe in una libreria e mi raccontò del passaggio delle oche selvatiche in Bielorussia. Da allora è diventato uno dei miei pensieri fissi. Così come non posso dimenticare i colori dell’Afghanistan descritti nel libro “La polvere del mondo” di Nicolas Bouvier, uno dei più grandi scrittori di viaggio del secolo scorso. Il viaggio è allora un atto passionale e non un calcolo. È come incrociare lo sguardo di una donna che ricorda qualcosa di misterioso».

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I libri di Paolo Rumiz:

  • con Carlo Cerchioli, Fotoreporter italiani nell'ex Jugoslavia, Editore Petruzzi
  • Danubio. Storie di una nuova Europa, 1990
  • Vento di terra. Istria e Fiume, appunti di viaggio tra i Balcani e il Mediterraneo, Mgs Press, 1994
  • La secessione leggera. Dove nasce la rabbia del profondo Nord, Editori Riuniti 1997, Feltrinelli 2001
  • La linea dei mirtilli - Storie dentro la storia di un paese che non c'è più, Editori Riuniti 1993 e 1997 (nuova edizione riveduta)
  • Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia, Editori Riuniti 1996 (1999) (Feltrinelli 2011, con una nuova prefazione dell'autore)
  • Est, Feltrinelli 2003
  • con Francesco Altan, Tre uomini in bicicletta, Feltrinelli 2002
  • È oriente, Feltrinelli 2003 (2005)
  • con Monika Bulaj, Gerusalemme perduta, Frassinelli 2005
  • La leggenda dei monti naviganti, Feltrinelli 2007
  • Annibale. Un viaggio, Feltrinelli 2008
  • L'Italia in seconda classe, Feltrinelli 2009
  • La cotogna di Istanbul, Feltrinelli 2010
  • Il bene ostinato, Feltrinelli, 2011 (dedicato all'attività missionaria dei medici del Cuamm)
  • Trans Europa Express, Feltrinelli 2012
  • A piedi, Feltrinelli 2012
  • Morimondo, Feltrinelli 2013
  • Come cavalli che dormono in piedi, Feltrinelli 2014
  • Il ciclope, Feltrinelli, 2015