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Presentato a Librixia 2015 (il 10 ottobre alle 19, in Piazza Vittoria - Agrobresciano Arena nell'incontro fra l'autore ed Enrico Mirani del Giornale di Brescia), Nessuno ha detto niente è il volume di racconti che Carlo Simoni ha pubblicato nel 2015, con Secondorizzonte in collaborazione con Cierre.

Scrive Carlo Simoni nella nota finale in calce al volume: «Questi racconti, scritti a partire dal 2008, hanno rappresentato per me soprattutto il modo di tener vivo il desiderio di scrivere, e la prova di continuare a saperlo fare, quando un romanzo era terminato e il successivo non era che un progetto appena delineato...»

Un tratto comune li attraversa tutti: l’atteggiamento di chi vi è coinvolto, ispirato dal conformismo o dalla prudenza ma anche, a volte, da un’attitudine discreta alla separatezza.

Negli exergo alla sua opera l'autore ci consegna una chiave di lettura:

“Sembrano esistere stati mentali, o, addirittura, intere culture, in cui noi sappiamo e allo stesso tempo non sappiamo. (...) Siamo vagamente consapevoli che stiamo scegliendo di non guardare ai fatti, ma non del tutto consci di cosa stiamo evitando. Sappiamo e al tempo stesso non sappiamo”. (Stanley Cohen, Stati di negazione. La rimozione del dolore nella società contemporanea)

 "Siamo entrati in una dimensione umana senza precedenti. (...) Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell'uomo. L'uomo cade in una fondamentale solitudine. E' un orfano senza precedenti nella storia". (Luigi Zoja, La morte del prossimo)

"La libertà della conversazione si smarrisce. (...) in primo piano non stanno tanto i crucci e i disagi del singolo, dove forse gli interlocutori potrebbero aiutarsi a vicenda (...) È come se si fosse prigionieri in un teatro e si dovesse seguire, volenti o nolenti, lo spettacolo che viene rappresentato, volenti o nolenti se ne dovesse fare l'oggetto di pensieri e parole". (Walter Benjamin, Kaiserpanorama. Viaggio attraverso l'inflazione tedesca)

"(...) l’arte di narrare si avvia al tramonto. E’ sempre più raro incontrare persone che sappiano raccontare qualcosa come si deve: e sempre più spesso si diffonde l’imbarazzo quando, in una compagnia, qualcuno esprime il desiderio di sentir raccontare una storia. E’ come se fossimo privati di una facoltà che sembrava inalienabile, la più certa e sicura di tutte: la capacità di scambiare esperienze. (...) Chiedere un racconto significa infatti attribuire rilevanza all’interrogato (…). Sempre meno gli incontri sociali importanti sono basati sul racconto, sulla attribuzione di rilevanza alla esperienza soggettiva." (Walter Benjamin, Il narratore. Considerazioni sull'opera di Nicolaj Leskov)

 “Non si sanno raccontare storie perché non si crede che le storie siano vere”. (Virginia Woolf, Il lettore comune)

Nota finale dell’autore

La recensione di Magda Biglia per Bresciaoggi

La recensione di Nicola Rocchi per Giornale di Brescia

La recensione di Nino Dolfo per Corriere della Sera