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memoriafascismo10 maggio ore 18.00, presso MO.CA via Moretto 78 
in collaborazione con Comune di Brescia, Casa della Memoria, Ariele Psicoterapia 

La memoria rimossa del fascismo. 
Numero monografico di "Educazione Sentimentale - rivista di psicosocionalisi"  
Introduce e coordina il dibattito Adelaide Baldo (psicoterapeuta)
Intervengono Marco Fenaroli (Comune di Brescia, Assessore alle Politiche per la Casa e alla Partecipazione dei Cittadini), Dario Forti (psicosocioanalista), Gianfranco Porta (storico)

La domanda alla quale la rivista si propone di rispondere è apparentemente semplice: l’Italia, gli Italiani, hanno fatto fino in fondo i conti con il fascismo, cioè con un periodo storico non così lontano (se non noi personalmente, in ogni caso i nostri genitori in quel periodo ci han vissuto), le cui tracce, lasciti ed eredità continuano a pesare sul nostro presente, non essendo stati chiaramente riconosciuti ed elaborati?
Punto di partenza è stato il lavoro di uno storico, Filippo Focardi (Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale, Editori Laterza, 2013), che nel sottotitolo di un suo fortunato libro di pochi anni fa spendeva significativamente un termine appartenente al campo della psicoanalisi, quello di “rimozione”.  Il desiderio è stato quello di riunire in un unico, ma amplissimo, sguardo l’interesse per le vicende della società in cui ci è dato vivere e quello per il potenziale conoscitivo – in larga misura ancora da esplorare – della psicosocioanalisi, che a sua volta si propone di integrare psicoanalisi e dimensioni sociali, istituzionali, politiche dell’esperienza umana. I passi successivi sono venuti di conseguenza. Innanzitutto si è trattato di potersi avvalere del contributo disciplinare di storici di professione che su questo tema hanno orientato da qualche anno la loro ricerca. Scoprendo, in modo inaspettato, che pur con le opportune cautele, gli storici hanno ormai fatto proprio il vertice psicologico, se non addirittura psicodinamico, mediante il quale arricchire e precisare la propria lettura disciplinare. Anche per questo, quindi, ci è parso altrettanto naturale interpellare gli psicoanalisti, per una verifica – verrebbe da dire una validazione – di questa possibilità di un’arricchita lettura interdisciplinare.