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Il secondo appuntamento del ciclo Scrivere a Brescia. Prove ed esperienze, a cura dell’Associazione Libri e Lettori, martedì 17 alle 17.30 nella sala incontri della libreria vede protagoniste Viola Shkembi con la raccolta di poesie Velluto e Giulia Inverardi, con il romanzo Gelem, gelem. Entrambe le opere hanno al centro l'Albania, paese natale della prima e terra di esplorazione nella narrazione di viaggio della seconda. Dialogherà con le autrici la giornalista Irene Panighetti. Letture a cura dell'attrice Antonella Cosmano.

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Dopo il successo del primo incontro del 20 ottobre con Dicebeatrice e il suo libro a venire “La Supplente”, l'Associazione Libri e Lettori della libreria Nuova Rinascita invita al secondo appuntamento di “Scrivere a Brescia”, con cui prosegue il ciclo dedicato alle opere, ai progetti e alla sperimentazione di scrittori che gravitano a Brescia. Non si tratta solo di opere compiute e magari già pubblicate, ma di programmi, progetti o anche solo abbozzi che proprio per questo possono suscitare curiosità ed interesse, sulle motivazioni e le aspirazioni che li muovono.
Martedì 17 novembre è in programma la presentazione della raccolta di poesie bilingue Velluto di Viola Shkëmbi e del romanzo di Giulia Inverardi Gelem, Gelem.
Che cosa accomuna queste due ragazze e questi due libri, dietro la parola Albania? Un viaggio in Albania attraverso i ricordi, le parole e i sogni delle due autrici, alla scoperta di sé, della diversità, dei conflitti con le proprie radici e della relazione con i paesi in cui si sceglie di vivere.

GIULIA INVERARDI
Dopo gli studi di letteratura in Italia e in Francia, Giulia Inverardi entra nella spirale infernale che risucchia tanti giovani: disoccupata, precaria e infine diversamente occupata. Ma questo non la scoraggia: continua nella sua volontà di ricerca e costruzione di ciò a cui tiene, ovvero la scrittura e gli incontri, gli scambi, gli incroci di vissuti e mondi. Sceglie un quartiere della città di Brescia, il Carmine, da sempre popolare e restio a riqualificazioni di facciata: per vivere, scrivere e per unirsi ad altri attivisti che, nel 2013, fondano Cross-point, un’associazione per i diritti dei migranti. Il suo blog è crosscritture.wordpress.com. Il suo romanzo Gelem Gelem è un viaggio estivo alla scoperta dell’Albania, paese d’origine dell’amico Pellumb, è per Cesare la situazione perfetta: nessuno come lui ama mettersi in marcia a cuore e zaino leggeri. Basteranno poche ore, però, per fargli capire che la parentesi sarà tutto meno che una tranquilla esplorazione: sogni carichi di simboli, coincidenze sorprendenti…e soprattutto, un uomo in nero lo segue. Le frasi che gli sussurra avvincono Cesare, ma cosa nascondono?

Gelem Gelem, racconta di un viaggio estivo alla scoperta dell’Albania, paese d’origine dell’amico Pellumb: per Cesare è la situazione perfetta. Nessuno come lui ama mettersi in marcia a cuore e zaino leggeri. Basteranno poche ore, però, per fargli capire che la parentesi sarà tutto meno che una tranquilla esplorazione: sogni carichi di simboli, coincidenze sorprendenti… e soprattutto, un uomo in nero che lo segue. Le frasi che gli sussurra avvincono Cesare, ma cosa nascondono? Sa gjë e shëmtuar, è una brutta faccenda ripetono gli ospiti albanesi – meglio lasciar perdere. Ma la brutta storia riguarda l’uomo in nero, un vecchio rom che vive ai margini della società albanese, o Pellumb? E cosa vuole proprio da lui l’uomo in nero?
Grazie all’ascolto e all’apertura di Cesare, quelli che sembrano solo miti e casualità danno vita ad un’incredibile pista d’indizi, una pista alla quale un giovane spensierato, ma segnato dall’inattaccabile “vizio” della curiosità come Cesare, non riuscirà più a sottrarsi nemmeno a distanza di anni. Perché la curiosità, si sa, porta anche troppo lontano, e non può che coinvolgere e sconvolgere, per primi, noi che la proviamo.
E come in un contagio, la curiosità torna a tormentare anche Pellumb, da sempre impegnato a costruirsi una vita del tutto nuova in Italia, al riparo dal passato fumoso, dalla durezza della terra d’origine, ma anche da un’identità personale ambigua, del tutto inadatta alla società che lo “accoglie”. Per lui, nuovo italiano senza appartenenza possibile, sarà quasi impossibile lasciarsi avvincere dal mistero, ascoltare quella sirena significherebbe mollare gli ormeggi, sprofondare nel “maldimare nero” del passato per cercarvi, a qualsiasi costo, la verità. Ma la verità non può che essere collettiva e per intuirla, le storie di tutti si devono incrociare, gli scenari sovrapporre: solo sulla tela comune i mille frammenti della brutta faccenda, accaduta nell’autunno del 1997 nella città di Korçë, troveranno la loro collocazione. E gli esiti di questa ipotesi di verità, finalmente riemersa, saranno assolutamente imprevedibili.

151116.violaVIOLA SHKEMBI
Viola Shkëmbi nasce a Tirana (Albania) nel 1981. Pubblica la sua prima raccolta di poesie Le foglie-sogni all'età di sedici anni, nel 1997. Nel 2001, spinta dal desiderio di conoscere il mondo, parte per l'Italia dove si laurea in Economia e Commercio all'Università degli Studi di Brescia. Da allora si sono susseguiti spazi impregnati di sogni, musica alternative rock e fughe (per lo più immaginarie). Velluto è tutto questo ed è anche il primo libro pubblicato in Italia. E' una raccolta di liriche, alcune scritte nella lingua madre, l'Albanese, altre nella lingua che è diventata sua grazie allo studio e alla vita, l'Italiano. Tra i due mondi linguistici Viola Shkëmbi getta ponti, effettua traduzioni che a volte la soddisfano e altre no, poiché ogni lingua presenta, come tutti sanno, delle espressioni e dei termini intraducibili totalmente nel loro significato semantico e lessicale. Ma il fascino della traduzione, di ciò che si perde e ciò che si scopre nel passaggio da un mondo all'altro è proprio ciò che traspare dalla raccolta Velluto.

151116.velluto copertina 500Velluto è una raccolta di liriche, alcune scritte nella lingua madre, l'Albanese, altre nella lingua che è diventata sua grazie allo studio e alla vita, l'Italiano. Tra i due mondi linguistici Viola Shkëmbi getta ponti, effettua traduzioni che a volte la soddisfano e altre no, poiché ogni lingua presenta, come tutti sanno, delle espressioni e dei termini intraducibili totalmente nel loro significato semantico e lessicale. Ma il fascino della traduzione, di ciò che si perde e ciò che si scopre nel passaggio da un mondo all'altro è proprio ciò che traspare dalla raccolta Velluto. Ai suoni delle lingue si aggiungono quelli della musica, elemento basilare per la lirica di Viola Shkëmbi: non a caso la raccolta si apre con la citazione di versi della canzone Precious thing di Tori Amos; cose preziose, come sono per la stessa Viola Shkëmbi le parole, le immagini e la musicalità delle sue liriche. La sua è stata definita “poetica dell’immediatezza, ispiratrice di visioni e fantasie, per cui il sogno e l’immaginazione divengono invenzione di un linguaggio istantaneo e coinvolgente, che riflette la conoscenza profonda degli spazi del cuore e delle pieghe della vita. I suoi versi sono intrisi di quella solida verità che imprime l’esistenza quando la si guarda in faccia con fierezza.

Velluto
“In una serata famelica
e silenziosa
dove gemme selvagge si mordono a vicenda
per un po' di liquido vitale
cammino scalza per le strade
cospargendole di zucchero.
Così la notte di confonde
e non mi trova”

La poesia si afferma con sicurezza, pagina dopo pagina, tanto che il lettore corre rapido, senza intoppi verso la conclusione, forse perché le ombre, le visioni, le fantasie, i sogni appartengono a tutti noi.

Ci sono boschi oscuri e volti che tremano
come le lucciole.
Allungo le mani e ti bacio
e poi le lascio aperte

Viola Shkëmbi ha dovuto confrontarsi anche con la reticenza del mondo dell'editoria nei confronti della poesia e delle opere di autrici non (ancora) note: è arrivata alla pubblicazione di Velluto con una piccola casa editrice (Otma edizioni), con tutto ciò che implica questa scelta. Per un lavoro dato alle stampe ne restano altri inediti, e non solo di poesia: Viola Shkëmbi infatti ha scritto ma non ancora pubblicato alcuni racconti brevi dove la sua natura lirica si veste di prosa, una prosa che ricorda i “petits poèmes en prose” di Baudelaire declinati al femminile: un piacere della lettura per ora riservato a pochi intimi affetti, con i quali l'autrice ha condiviso le perle del suo tesoro letterario.