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160318.appuntamenti riquadro copertinaAlla vicenda straziante dei soldati segnati fino alla follia dalle atrocità del fronte nella Grande Guerra è dedicato Rifiuti di trincea, di Mauro Pennacchio. Il libro, primo in Italia, documenta e racconta il doloroso percorso psichiatrico che venne riservato ai cosiddetti “scemi di guerra”. L’autore presenterà la ricerca venerdì 18 marzo alle 17.30 in libreria. A dialogare con lui saranno Gianfranco Porta (storico) e Graziano De Giorgio (psichiatra-psicoanalsita).

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Rifiuti di trincea affronta uno dei fenomeni più strazianti e desolati del periodo: l’internamento in manicomio di soldati e ufficiali resi folli dalla guerra, vuoi per un autentico choc subito al fronte, vuoi perché giudicati folli da una catena di comando che diventò carnefice consapevole di quella tragedia collettiva.
Il libro di Mauro Pennacchio presenta dieci storie documentate nei fascicoli finora inediti custoditi all’Ospedale Civile di Brescia, e le intreccia al percorso, che diventa romanzo, di un giovane bresciano che compie il viaggio da casa al fronte sul Carso, dove incontra la follia della guerra e viene devastato da traumi che lo condurranno, come altre migliaia di soldati, a percorrere le vie predisposte per le vittime di turbe mentali, fino ad approdare a un manicomio. Durante questo tempo sospeso, in attesa dei decreti inappellabili della scienza che ne determineranno la sorte, il giovane cerca di riannodare i fili spezzati della sua vita, in un percorso impervio di formazione. I ricordi affiorano come relitti dopo un naufragio. L’esperienza delle trincee e della morte come fatto quotidiano si impasta con i ricordi del proprio paese d’origine, dell’infanzia, dei lavori nei campi, della vita in un piccolo paese in riva a un lago, nel tentativo di ricondurre quel mondo capovolto nel quale è precipitato a una qualche normalità, di restaurare per quanto possibile brandelli di identità.
Il racconto è scritto in prima persona per accentuare il dolore, i patimenti, il baratro, la sofferenza immensa e dimenticata di quelli che sono rimasti nella storia come “scemi di guerra”, individui ai margini della società, rappresentanti anonimi di un’umanità dolente.

«Accanto ai traumi materiali, la guerra produce, non meno frequenti e temibili, dei traumi morali. Tutti noi abbiamo già visto come molti dei militari internati nel manicomio non siano che dei neuro-traumatizzati, degli isterici che il terrore ha reso muti, dei candidati alla neurastenia che il disagio fisico ha condotto in attualità di nevrosi. ...
Finora si è provveduto all’assistenza psichiatrica istituendo i consulenti psichiatrici, i quali sono cinque in tutto, uno per ogni armata, con percorsi che alle volte oltrepassano i cinquecento chilometri e perciò potrebbero meglio essere chiamati corrieri automobilisti psichiatri. La funzione loro è molto enigmatica e il risultato pratico abbastanza incerto» dal Bollettino dell’Associazione tra i Medici dei Manicomi pubblici italiani, agosto-settembre 1915, pp. 49-50.

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Mauro Pennacchio
Rifiuti di trincea (la trappola infame degli "scemi di guerra")
La Quadra - Iseo, 2014, pp. 160, € 10,00

Mauro Pennacchio è stato docente di Storia e Filosofia nei licei. Si interessa di storia sociale e religiosa. Le sue ricerche sono state oggetto di varie pubblicazioni, fra cui Sono nata il primo maggio (La Quadra).