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PdV001Lunedì 21 maggio
ore 17.45

Fondazione Luigi Micheletti e Nuova Libreria Rinascita presentano

Piazza Vittoria e Era fascista
di Giambattista Tirelli
ed. Fondazione Luigi Micheletti

 Introduce Pier Paolo Poggio 
Intervengono Marco Dezzi Bardeschi, René Capovin e Marco Fenaroli. Presente l’autore

L’autore rilegge la storia di Piazza della Vittoria a cominciare dallo sventramento che ha portato all’estirpazione dell'antico cuore della sua Brescia.
La piazza continua a dar luogo a contrapposizioni destinate a prolungarsi, e di ciò il marmo di Arturo Dazzi (l'Era fascista-Bigio) ne è sicuramente simbolo. Che fare ora? Ricollocarlo “dov’era com’era”? Archiviarlo a futura memoria o musealizzarlo con attenzione documentaria come uno dei testimoni della storia cittadina? 
La soluzione non pare proprio il suo anacronistico ritorno in scena, quanto di accettarne la storica "assenza" e di governare l'immancabile processo di mutazione funzionale della piazza. 
Si rigetta la patetica illusione di poter ripristinare il 1932 o il 1945 (con Vittorio Gregotti: arbitrario tornare indietro. Dove? Andiamo avanti).
Il vero problema è quello di riuscire a dare alla piazza un aggiornato significato civile, senza cedere a filologismi devianti e investendola di una nuova quotidianità comune. 
Il binomio conservazione-innovazione ha la possibilità di salvaguardare, senza cadere in deleteri e superati monumentalismi, la piazza e il rimosso da essa; d’impedire l’ulteriore degrado degli affreschi del Gambara incastonati nel palazzo delle poste e recuperarli all’attenzione di tutti; di marcare il palinsesto con un segno della contemporaneità, con l’ambizione di crescerne la capacità di svolgere un fecondo ruolo urbano. Vale a dire: tutelare l’insieme in un’inedita sintesi. 
Obiettivo più responsabile non pare esserci. In fondo si tratta di far meglio di chi si dichiara contro la museificazione della “statuona” con argomenti da burocrate museificatore della piazza, di chi ignora che nessuna architettura è da considerasi compiuta finché conserva la capacità di partecipare a processi vitali. 
Al pieno riconoscimento della storia reale si accompagni un’altrettanto responsabile fiducia nel progetto del nuovo.